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Femmina di Staffordshire Bull Terrier che allatta la sua cucciolata
Cuccioli

«Genitori visibili»: cosa significa davvero

Perché il padre quasi mai è lì, e cosa guardare invece nella madre

⏱️ 6 min lettura

«Genitori visibili» è una delle formule più ricorrenti negli annunci di cuccioli di Staffordshire Bull Terrier, e suona come una garanzia di serietà. Presa alla lettera però descrive una cosa diversa da quella che sembra promettere: la madre c'è sempre, perché i cuccioli sono nati lì, mentre il padre quasi mai — e non per reticenza. Un programma di allevamento che guarda avanti cerca lo stallone fuori, spesso all'estero, perché i soggetti che rispondono ai requisiti di test, coefficiente di consanguineità e compatibilità strutturale sono pochi e distanti. Un maschio che sta a mille chilometri, però, si verifica meglio di uno visto due minuti in un cortile.

Quello che si dovrebbe leggere è «madre visibile»

La madre c'è sempre, perché i cuccioli sono nati lì. Il padre quasi mai, e non per reticenza: perché un programma di allevamento serio, il maschio, lo va a cercare fuori.

Quando si pianifica un accoppiamento non si sceglie il cane più comodo: si cerca il soggetto che corregge quello che manca alla femmina. Si guardano i test genetici, il coefficiente di consanguineità teorico della cucciolata, la compatibilità fenotipica — struttura, testa, movimento. E i soggetti che rispondono a quei requisiti, nel panorama internazionale della razza, si contano. Sono pochi, e stanno a chilometri di distanza.

La verità che nessun annuncio scrive è questa: per costruire qualcosa negli anni, nel novanta per cento dei casi devi andare fuori.

Il maschio in casa: il conto che non torna

Mettiamo il caso più fortunato. Un allevamento ha in casa un maschio davvero di livello: testato, titolato, con una linea solida alle spalle.

Lo usa su una femmina. Va bene. Lo usa su una seconda femmina, se non sono imparentate. E poi?

Le figlie nate da lui non si possono accoppiare con lui. Le nipoti nemmeno, se non a costo di far salire il coefficiente di consanguineità oltre qualsiasi soglia ragionevole. Nel giro di due generazioni quel maschio, che era il punto di forza, diventa il punto in cui la linea si chiude.

Un allevamento che mostra sempre il padre in casa è un allevamento che non cerca fuori. Non è una garanzia: è il limite di chi si accontenta di quello che ha già.

Allora un maschio a mille chilometri come si controlla?

Si controlla meglio di quanto si controllerebbe un cane visto due minuti in un cortile.

Alle esposizioni. Chi segue la razza i maschi di livello li ha visti dal vivo, in ring, valutati da un giudice davanti a tutti.

Su SBTPedigree, l'archivio internazionale della razza, dove di un soggetto trovi le fotografie — e quindi un'idea precisa di com'è fatto, anche senza averlo mai visto — i titoli conquistati, i test genetici, la discendenza con i test e i titoli dei figli, e il nome del proprietario.

Con la prova di accoppiamento dello stesso archivio, che calcola il coefficiente di consanguineità teorico della cucciolata e mostra su quali antenati si concentra. Come si legge, lo spieghiamo nella guida su come si legge un pedigree.

Con i referti dei test. Molti sono caricati su SBTPedigree dagli stessi proprietari, e si scaricano da lì; altrimenti li chiedi direttamente. In ogni caso vale una regola sola: un referto conta se riporta il numero di microchip del cane. Senza quel numero il documento non è collegabile a nessun animale in particolare.

Quattro verifiche che chiunque può fare da casa, su un cane che non vedrà mai. Contro «l'ho visto, era bello».

E ce n'è una quinta, che non si può fare da casa ma che in questo ambiente funziona meglio di tutte: il controllo lo fanno gli altri allevatori. In una razza dove ci si conosce tutti, chi mette in un pedigree un cane che non c'entra, o gonfia un titolo, viene scoperto in poche settimane — perché quei cani qualcuno li ha visti in ring, e qualcun altro ne ha il figlio o il fratello. La trasparenza qui non è buona volontà: è che non si può fare altrimenti.

E la madre allora, cosa si guarda davvero

Qui la visita conta eccome, ma non per le ragioni che si credono.

Il carattere con le persone. Come si comporta quando entra un estraneo, se cerca il contatto o si chiude, quanto ci mette a tornare tranquilla. È la cosa che erediteranno i cuccioli più di qualsiasi altra.

Come sta con i suoi cuccioli. Se li gestisce con calma, se li lascia quando serve, se li richiama.

Dove sono nati e dove stanno crescendo. Questo forse è il punto più importante di tutti, e non riguarda la madre ma il posto: un cucciolo che cresce in casa, in mezzo ai rumori domestici e alle persone, arriva in famiglia già abituato alla vita che farà. Uno cresciuto in un capannone no, per quanto sana sia sua madre.

Chi c'è intorno. L'allevatore, gli altri cani adulti, come stanno, come si comportano. Quelli sono i cani che quella selezione ha prodotto negli anni: sono il risultato, non il progetto.

Due precisazioni oneste

Una madre che allatta può non essere in forma. Una femmina che sta crescendo otto cuccioli ha dato tutto: pelo opaco, peso calato, aria stanca. È normale e va detto, invece di far finta di niente. Giudicare una fattrice in lattazione come si giudicherebbe in esposizione non ha senso.

E qualche volta la madre non può stare libera con i cuccioli. Una delle nostre femmine ha partorito con un cesareo d'urgenza, e ha allattato dal veterinario appena sveglia dall'anestesia. Tornati a casa — quaranta minuti di strada — ha cominciato a gonfiarsi, con ponfi su tutto il corpo: reazione allergica a un farmaco. Altri quaranta minuti per tornare dal veterinario, cortisone, e di nuovo a casa.

È lì che è successo. Mentre i cuccioli succhiavano, ha iniziato a leccarli, poi a mordicchiarli. Il tempo di allontanarmi un momento, e ne aveva uccisi due.

Da quel giorno e fino allo svezzamento abbiamo diviso in due la cassa parto: i cuccioli dormivano accanto alla madre, separati, e la poppata avveniva ogni due o tre ore sotto sorveglianza.

È una cosa che fa male da raccontare e che non si legge da nessuna parte. Ma chi visita un allevamento deve sapere che una madre separata dai cuccioli non è per forza un segnale di malafede: a volte è l'unica cosa giusta da fare. La differenza sta in una cosa sola — se l'allevatore te lo racconta o se cerca di nasconderlo.

In sintesi

«Genitori visibili» è una formula, non una garanzia. Quello che conta è:

  • la madre, guardata per il carattere e non per la forma del momento
  • il posto dove i cuccioli nascono e crescono
  • il padre, che quasi sempre è lontano — e che si verifica sui documenti, non con gli occhi
  • l'allevatore, che a una domanda scomoda risponde invece di aggirarla

Chi promette la visibilità di entrambi i genitori probabilmente sta accoppiando i cani che ha sottomano. Chi ti spiega perché il padre sta in un altro paese, e ti dà gli strumenti per verificarlo, sta facendo un'altra cosa.

Bilquis Goddess Diabhal, fattrice Del Piccolo Diavolo Le nostre femmine, una per una Microchip, test genetici e pedigree: da lì arrivi alle genealogie e verifichi da solo.

Vuoi conoscere i nostri cani?

Riceviamo su appuntamento a Ostellato, in provincia di Ferrara. Si vedono le madri, i cuccioli e la casa in cui crescono.

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