Nelle presentazioni delle cucciolate capita spesso di leggere "cuccioli trattati con metodo Bio Sensor" o "programma ENS". Suona serio, e in effetti l'origine è seria. Quello che manca, quasi sempre, è la parte in cui si dice quanto sia fondato.
Qui provo a metterla, perché è una domanda che mi hanno fatto e perché la risposta onesta è più utile di una sigla.
Cos'è il Bio Sensor
Bio Sensor è il nome di un programma dell'esercito statunitense degli anni Settanta, poi diventato noto come "Super Dog", pensato per migliorare le prestazioni dei cani da lavoro. Nella versione divulgata — la sigla inglese è ENS, Early Neurological Stimulation — consiste in cinque esercizi da tre a cinque secondi ciascuno, una volta al giorno, dal terzo al sedicesimo giorno di vita:
- Il cucciolo tenuto con la testa in alto
- Tenuto con la testa in basso
- Tenuto in posizione supina, pancia all'aria
- Stimolazione fra i cuscinetti con un cotton fioc
- Appoggiato per pochi secondi su un panno umido e fresco
I benefici attribuiti al programma sono tolleranza allo stress, cuore più efficiente, ghiandole surrenali più robuste, maggiore resistenza alle malattie.
Cosa regge e cosa no
Quei benefici vengono dal programma militare, non da studi pubblicati e verificati da altri ricercatori. È una differenza che conta: significa che la fonte originale non è controllabile.
Negli anni successivi qualche ricerca indipendente sul cane è stata fatta, ma è poca e i risultati non vanno tutti nella stessa direzione: alcuni lavori riportano differenze, altri non ne trovano di misurabili sull'animale adulto. Non esiste, a oggi, uno studio ampio e ben controllato che dimostri che quei cinque esercizi producano un cane adulto più equilibrato.
Questo non vuol dire che l'ENS faccia male o sia una truffa. Vuol dire che chi lo presenta come una garanzia sta promettendo più di quanto si sappia.
C'è anche un punto pratico che si tende a saltare: il di più fa danno. Sono stimoli stressanti applicati a un neonato che non regola ancora la propria temperatura. Allungare i tempi o ripetere gli esercizi più volte al giorno, nella convinzione che "più è meglio", è il modo migliore per ottenere l'effetto contrario.
Quello che invece è documentato
Se cerchi il fattore che pesa davvero sul carattere di un cucciolo, non è nei primi sedici giorni: è nelle settimane successive.
Il periodo sensibile per la socializzazione — grosso modo dalla terza alla dodicesima settimana, con il momento centrale fra la quarta e l'ottava — è una delle cose meglio stabilite dell'etologia del cane. Quello che un cucciolo incontra in quelle settimane entra a far parte del suo mondo normale; quello che non incontra resterà per sempre una novità da valutare.
Conta anche, e molto, la qualità delle cure materne: una madre serena, in un ambiente che conosce, cresce cuccioli più stabili. Ed è un motivo in più per guardare la madre quando si visita un allevamento.
Cosa facciamo noi
Non applico nessun protocollo a orologeria, e non scrivo "metodo Bio Sensor" nelle presentazioni delle cucciolate. Quello che faccio è meno spettacolare da raccontare, e credo valga di più.
La cassa parto non sta in una stanza silenziosa. È vicina a una fonte sonora — la televisione, la radio — perché il rumore di una casa abitata è la prima cosa a cui un cucciolo deve fare l'abitudine. Non si tratta di stimolarli: si tratta di non isolarli.
Li peso tutti i giorni. Serve a controllare che la crescita sia regolare, ed è il primo campanello quando qualcosa non va: un cucciolo che smette di prendere peso lo vedi da lì, non da come si muove. Ma è anche il momento in cui ognuno di loro finisce in mano a qualcuno, ogni giorno, senza che sia un esercizio.
Poi ci sono le coccole, mie e dei miei figli, e i bacini — che è la parte di cui uno non scrive nelle pagine tecniche, ma è quella che i cuccioli ricevono davvero.
E qui c'è la differenza che un protocollo non può contenere: i cuccioli non sono tutti uguali, e lo si vede già a pochi giorni. Uno resta molle in mano e si riaddormenta; un altro si irrigidisce, mugola, arriva a piangere. Sono gli unici segnali che a quell'età hai, e sono sufficienti.
Con il secondo vado piano: pochi secondi, ogni giorno, senza insistere quando la tensione sale, un po' di più il giorno dopo. Finché stare in mano smette di essere una cosa da sopportare. È il cucciolo più chiuso ad avere più bisogno di quel lavoro, ed è proprio quello con cui contare i secondi non serve a niente: quello che conta è fermarsi quando te lo dice lui.
Applicare cinque esercizi identici a otto cuccioli diversi, contando i secondi, vuol dire trattarli come se fossero intercambiabili. Non lo sono, come non lo sono i bambini.
Dal primo mese in avanti comincia la parte che conta di più: il passaggio al box con sfogo esterno, il rientro in casa a turno, e poi le persone, i rumori, gli altri cani. È lì che si costruisce il carattere di un cane adulto, e dopo non si recupera.
In sintesi
Se un allevatore ti dice che applica l'ENS, non è un difetto: è un dettaglio che vale quanto vale, cioè poco in un senso e poco nell'altro. Se invece te lo presenta come la ragione per cui il suo cucciolo sarà equilibrato, la domanda giusta è un'altra: dove crescono i cuccioli, chi incontrano nelle prime otto settimane, e in che condizioni è la madre.
Le risposte a quelle tre domande dicono molto di più di qualsiasi sigla. Come verificarle, una per una, è il tema della guida su come riconoscere un allevamento serio.